Fabrizio Torsi, 23 gennaio 2020

Lettera di Fabrizio Torsi

Ciao Direttore , 

sono appena tornato da un viaggio , colore dominante il bianco , come scriveva il giornalista Aprea, bianco il camice dei medici, bianca la luce della sala operatoria, bianche le lenzuola ruvide, bianco: il colore del dolore. 

Il tempo scandito dall’ingresso degli infermieri  in stanza per terapia e controllo temperatura, cena alle 18,30 e mentre il tempo sembra fermarsi ti domandi se davvero vale la pena tornare a casa e continuare a battagliare per una città accessibile ed agibile o se invece conviene cucirsi la bocca e gli occhi e tirare a campare . 

Sarò invecchiato e pessimista , forse scontato ma tra sardine , dimissioni di leader e citofonate virali e virus il pensiero va al valore della vita: “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” e se uscendo di casa le ruote anteriori della tua sedia a ruote si bloccano all’improvviso per un sasso od una buca… come foglia cadi giù ma non c’è Ungaretti ad aiutarti.

Ci sono vite che nei fatti valgono meno di altre? Esistenze difficili che non trovano risposte concrete perché è complicato rispondere ad esigenze speciali e particolari ? 

Non  scandalizza neppure la morte di una ragazzo disabile caduto dalla sua carrozzina per colpa di una buca adesso transennata… ed il ricordo di Vitiello Pino è una targa appesa all’ingresso della Sala Preconsiliare del mio Comune mentre la grata “maledetta” di metallo è ancora lì al suo posto .  

Quale input più forte della morte esiste per dare inizio ad un progetto che davvero riesca a mettere in sicurezza chi si sposta su una sedia a ruote? 

Un lavoro che comprenda non solo le modifiche fisiche all’ambiente urbano ma che parallelamente sviluppi una conoscenza delle esigenze del popolo disabile motorio. 

​Guardo nel mio armadio e trovo faldoni pieni di articoli di giornali che raccontano una lotta per una città a dimensione sedia a ruote e aspetto ancora l’occasione politica per raccontare il mio modo di produrre inclusione. 

Tornano alla mente gli incontri con gli assessori che in 34anni si sono succeduti negli uffici e continuo ad incontrare mille difficoltà ed ancora non sono potuto entrare in quel negozio del centro ristrutturato più volte…   

Forse oltre che vintage  sono anche sbagliato perché ho lottato anni  per quel particolare concetto di “libertà personale” che pare essere espresso dall’articolo della Costituzione… 

…poi capita la serata magica ,  sul mare arriva il più bel tramonto mai visto e mi rendo conto che la rampa conquistata 15 anni fa mi permette si salire con mia figlia sulla “nostra” Terrazza Mascagni.

Fabrizio Torsi

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